artist statement

Nel lavoro di Basso, pur nell’innegabile originalità, non è difficile leggere i segni di una riflessione profonda sul passato artistico, italiano in particolare. Nella precisione del segno, ad esempio, sempre conciso e mai esuberante, si legge in controluce il rigore del Rinascimento, mentre nelle atmosfere silenti e negli isolati protagonisti non è difficile riconoscere l’atteggiamento meditativo e solipsistico della Metafisica, nella versione però più prossima all’essenzialità morandiana che alla nostalgia classicheggiante di De Chirico. Un atteggiamento meditativo seguito da un fare discreto, il tutto filtrato attraverso le strette maglie della contemporaneità, quella stessa contemporaneità di cui l’artista sente di far parte, che avverte forte ma non dogmatica, interpretabile sul piano gnoseologico ma non necessariamente operativo. Ed ecco che alla seduzione dei mezzi tecnologici e dei linguaggi più attuali, Basso preferisce il candore di un mezzo antico ed inaspettato com’è quello del ricamo. Un medium non proprio à la page nell’era del virtuale, rievocativo di un fare lento e silenzioso, caparbio e paziente, di tradizioni antiche e atmosfere domestiche, che nell’Italia del Novecento ha avuto due soli grandi assertori: Alighiero Boetti e Maria Lai. Ed è soprattutto a quest’ultima che è possibile avvicinare il lavoro di Basso che, come la grande artista sarda, interpreta quotidianamente la creatività come uno sforzo speculativo e manuale insieme, nel quale il progetto non è mai disgiunto dalla realizzazione concreta e il risultato non tradisce l’obiettivo comunicativo, facendosi portatore di significati morali e sociali. Nella dimensione appartata, a tratti epica, dello studio, Basso ricama ogni giorno, senza timore di apparire anacronistico, con il solo scopo di esprimersi, nella totale noncuranza (che non è disinformazione) di ciò che via via, in altri contesti e ad altre latitudini, si pensa e si produce. Telaio a cerchio, fili variopinti e tessuti neutri, ma anche rigati o floreali, hanno preso il posto di tele e colori, rappresentando i nuovi-vecchi strumenti per la conquista dell’intangibile, in una dimensione solo all’apparenza paradossale, in cui le basi del nuovo si rintracciano  nell’antico.

Senza mai rinunciare alla riconoscibilità del soggetto, Basso tratteggia le sue figure, dando origine ad inciampi percettivi che nel’ imperfezione trovano la loro paradossale completezza. Opere calligrafiche, in cui oggetti, pensieri e frangenti sono epurati del superfluo, apparendo estrema sintesi del tema di partenza. Immagini incongrue si trovano a convivere in un mondo enigmatico, inducendo lo spettatore a continui cortocircuiti mentali e predisponendolo al recupero memoriale e alla riflessione profonda. L’artista riformula iconicamente il concetto del vuoto, agisce per mancanze e sottrazioni, dando vita a opere non costrette nei limiti del mezzo prescelto ma capaci di trascendere le consuete modalità percettive. Giocando a raccontare eventi emotivi e visivi attraverso un uso elegante della composizione, l’artista riallaccia i fili con la vocazione narrativa dell’arte, sospendendola in una dimensione onirica e poeticamente rivisitata della realtà, senza clamori né pentimenti, finalmente appagato dalla tanta agognata individualità.

Carmelo Cipriani

The entirety of the works of Basso, nevertheless the undeniable originality, is based on a deep reflection concerning the great artistic styles of the Past, the Italian one in particular. We can admire this meticulous study, for example, in the precision of the graphic sign, brief but not redundant, typical of the accuracy of the Renaissance, while it’s not hard to read, in the silent atmosphere and isolated figures, a more meditative and solipsistic attitude, almost metaphysical, not far from the essential art of masters like De Chirico and Morandi. His tact is filtered by the strict maze of contemporaneity, in which the artist is absorbed but not buried, always working on the interpretation of the surrounding stimulations; nothing is dogmatic. In this context, we can understand the reasons why the artist prefers to use the sincere and ancient art of Embroidery, rather than use more seductive and technological ways of expression; in the era of virtuality and velocity, Basso proposes a slow and quiet “medium”, obstinate and patient, evoking domestic traditions. Only two other great artists, Alighiero Boetti and Maria Lai, in Italy, made use of this ancient technique. Studying those great predecessors, Basso interprets daily creativity as both a speculative and manual effort, in which the project is cohesive with the real creation, the result with the expressive goal, bearing social and ethical meanings. Inside the private, almost epical, dimension of his study, Basso embroids everyday with the only purpose of express his “inner self”, unconcerned of appearing anachronistic, aware of the global ways of arts but not troubled with that. Colorful strings, neutral cloths, but also floral and striped themes replaced canvas and paint, representing everlasting instruments to conquer the insubstantial. Absorbed in an illusory paradox, where past and future intertwines.

Refusing to renounce to the identity of the subject, Basso traces his figures creating perceptual glitches that, in their imperfection, found their paradoxical whole. Calligraphic works in which objects, thoughts and situations are cleansed from the redundant, summarizing the starting theme. Incongruous images coexist in an enigmatic universe, inspiring the audience to continuous mental short circuits and preparing it to an intellectual recovery, a deep contemplation. The artist reformulates iconically the idea of vacuum, he acts by lacks and subtractions creating works with no boundaries , able to transcend the usual perceptive ways. Illustrating emotional and figurative events through a graceful composition, the artist reconnects with the narrative soul of art, suspending it in a dreamlike, poetically revisited, dimension of reality, without any clamour or repentance, finally satisfied with the long-awaited individuality. 

Carmelo Cipriani

 

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