Ànemos

1

__________________________________________________________________________________________________Ànemos

La parola “anima”, deriva dal greco “Ànemos” che significa soffio, vento. Il titolo non poteva che essere più appropriato per il mio lavoro. L’ anima, parte vitale e spirituale di un essere vivente, non ha un inizio, è immortale e incorporea. Il vento nella mia installazione invece è quell’energia sprigionata dalla società, dal mondo globalizzato, dal flusso degli eventi. Il “vento” scuote continuamente gli individui, travolgendoli in un eterno ondeggiare. Una moltitudine di “anime” sospese nel vuoto non hanno un’origine; proprio come dice Platone, “l’anima non ha un inizio”.
Fili rossi, lunghi, si muovono e si librano nello spazio. Le “anime” sono ridotte a esili fili fragili, l’uomo contemporaneo svuotato dei valori fondamentali, che sembrano essersi dissolti nel nulla. Fili come radici capaci ancora di collegarci alla terra, come vasi sanguigni in cui scorre la linfa vitale, come collegamento tra terra e quel mondo virtuale nel quale molti sono abituati a rifugiarsi. Ogni corda rappresenta uno di noi, un essere vivente, un individuo qualsiasi, ignaro di essere trascinato quotidianamente dal “vento”. Trasportato da un flusso infinito di eventi, di suoni, immagini, profumi e stimoli; è un vero e proprio assedio, apparentemente senza fine.
L’anima è legata a doppio nodo con il cuore; ogni corda presenta dei piccoli cuori di cotone ricamati a mano, chiusi in un portareliquie di plastica. Un contenitore che preserva la parte più intima dell’individuo, protegge i sentimenti. Il cuore “Anima” la vita, ha un rapporto speciale con lo spirito, l’intento e il soffio vitale. Se da una parte vi è il caos, il rumore, il logorio della società, dall’altra si palesa l’esigenza di riscoprire l’intensità e la dinamicità del silenzio. La capacità di fermarsi, di concedersi uno spazio tra periodi o situazioni della vita è fondamentale per dare nuovo senso alla propria esistenza. Anche il silenzio e l’inattività hanno valore di messaggio; riposo e intervalli ma anche vuoto e noia possono diventare passaggi evolutivi, varchi nella nostra vita profonda.
Ascoltare il silenzio vuol dire mettersi di fronte se stessi, entrare in contatto con i nostri motivi sotterranei, spesso trascurati e insoddisfatti. Spesso si preferisce circondarsi di rumore per sfuggirvi, lasciando in silenzio le nostre vere esigenze. Queste “ pause silenziose” sono tempi “fuori da”, senza obiettivi, senza orologio. L’ obbiettivo è quello di catapultare lo spettatore in una dimensione estranea al tempo. Chi si avvicina all’ opera sarà inevitabilmente rapito dalla curiosità di penetrare nella fitta rete di fili, dovrà farsi largo tra le anime che agitate dal vento si muovono continuamente; sentirà sulla pelle i fili esili e morbidi e nel lento vagare sarà colto dal silenzio improvviso. Durante i momenti di quiete l’individuo potrà soffermarsi sui cuori immobili sospesi nel buio, riflettendo per poi essere travolto nuovamente dal caos del mondo.

The word “soul”, comes from the greek “Anemos” which means breath, wind. The title could not be more appropriate for my work. The soul, part of the vital and spiritual life of a living being, does not have a beginning, it is immortal and incorporeal. The wind in my installation instead is that energy given off by society, by the globalized world, by the flow of events. The “wind” constantly shakes individuals, overwhelming them in an eternal sway. A multitude of “souls” suspended in space, they do not have an origin; just as Plato says, “the soul does not have a beginning.” Red long wires move and hover in space. The “souls” in the installation are reduced to thin fragile wires, contemporary man emptied of the fundamental values, which seem to have dissolved into thin air. Wires as roots still able to bind us to the earth, as blood vessels in which the lifeblood flows, as a link between land and the virtual world in which many are accustomed to take refuge. Each wire rope is one of us, a living being whatsoever, any individual, unaware of being dragged by the daily “wind”. Transported by an endless stream of events, sounds, images, smells and inputs; it is a real siege, seemingly without end. The soul is bound in a strict sense with the heart; on each string of wires there are small hearts, hand-embroidered cotton, enclosed in a plastic reliquary. A container to preserve the most intimate part of the individual, to protect feelings. Heart “animate” life, it has a special relationship with the soul, the intent and the vital breath.If On one side there’s chaos, noise, a stressful society, on the other we find the need to re-evaluate the intensity and dynamism of silence. The ability to stop and indulge in a space between periods or situations of life is essential to give new meaning to our existence. Silence and inactivity have message value; resting intervals but also emptiness and boredom can become evolutionary steps, gaps in our inner life. Listen to the silence means to stand in front of themselves, get in touch with our subterranean reasons, often neglected and dissatisfied. Many times we remain in a boisterous life to escape, leaving in silence our true needs. These “silent pause” have time “outside”, without goals, without clock. The goal is to catapult the viewer into a timeless dimension. Those approaching to the work will inevitably be kidnapped by the curiosity to penetrate the dense network of wires, must make his way through the souls agitated by the wind constantly moving; will feel on the skin thin and soft wire, and while wandering, will caught by the sudden silence. During the moments of silence, he will linger at the hearts suspended motionless in the dark, reflecting only to be swept away again from the chaos of the world.